Mastoplastica additiva Chirurgia estetica seno
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Chirurgia estetica seno: In principio ci fu il naso poi tutto il restoUomini e donne, a sorpesa, si rivolgono al chirurgo plastico per migliorare la propria vita sociale e lavorativa (90%), per stare bene con se stessi (80%) e per stare bene con gli amici (79% donne e 82% uomini). Lo svela una ricerca, promossa dalla Società Italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica (Sicpre), su un campione di 480 soggetti > I numeri del ritocco
Dagli interventi al viso per ottenere «lo sguardo da pornostar» a quelli sul fatidico punto G. Dalla chirurgia peniena (allungamento e allargamento del pene) al ringiovanimento della vagina con la tecnica del Laser vaginal rejuvenation.
Negli Stati Uniti è boom e a Los Angeles, vero e proprio eldorado della chirurgia estetica, i professionisti del settore riescono a fatica a tener dietro alle richieste. Che non riguardano istanze di salute o estetiche.
I nuovi trattamenti come, per esempio, la riparazione dell'imene, il rassodamento dei muscoli vaginali, la liposuzione dell'area del pube, attraverso tecniche già sperimentate per risolvere problemi sanitari (prolasso e rilassamento vaginale) tendono, piuttosto, a rispondere a desideri segreti e raffinati piaceri.
Questa nuova frontiera, cui di recente ha dedicato un lungo articolo l'International Herald Tribune, segna un altro passaggio cruciale nella storia breve, ma densa di eventi, della chirurgia plastica e delle sue due subspecialità: ricostruttiva ed estetica.
La chirurgia plastica, dopo la guerra del 1914-18, ha accumulato esperienza e prodezza tecnica, intervenendo su lesioni alla testa e al volto, su mascelle frantumate, su nasi e labbra spappolate da inedite armi. Ricostruire significava ancora lottare contro la sofferenza e aiutare a recuperare la salute e la forma fisica.
Ma le evidenze e i protocolli affermati in quell'emergenza aprono la strada al decollo della chirurgia estetica. Anche se alcune voci cominciano a levarsi, scrive Elisabeth Haiken nel libro Venus envy: A history of cosmetic surgery (Johns Hopkins University Press, 1999), a censurare il fatto che fosse «possibile interpretare la condizione umana come patologica».
Da parte sua la medicina ufficiale stentava a legittimare quella branca della chirurgia, accusata di mettere in campo più arte che scienza.
Ma sui discorsi di accademici aveva la meglio il robusto pragmatismo americano. Non c'era dubbio sull'equazione sociale: «good looking» uguale successo e denaro.
Nel 1931 nasceva l'American society of plastic surgeons.
Ma già nel 1923 la chiacchieratissima rinoplastica della celebre attrice comica ebrea Fanny Brice (la Fanny girl che Barbra Streisand interpreterà negli anni Sessanta) aveva segnato la prima svolta: la mano del chirurgo non opera per ricostruire, ma per rispondere a una preoccupazione estetica.
Da principio è il naso, la parte del corpo su cui per secoli si sono appuntate le ansie delle società umane.
Rimodellamento degli zigomi, con l'uso di impianti molari per l'aumento del volume zigomatico. Incremento volumetrico del mento (mentoplastica), con l'utilizzo di impianti.
Inziezioni (sottocutanee) di collagene e lipidi, che consentono di migliorare le labbra o riempire le parti del viso infossate.
Otoplastica.
Blefaroplastica, che distende le palpebre, asportando la cute in eccesso e i cumuli lipidici intorno agli occhi, eliminando le palpebre cadenti e le «borse sotto gli occhi».
Lifting facciale, che distende la cute della mandibola e del collo.
Lifting della fronte, che distende la cute a livello della fronte e solleva le sopracciglia, al fine di ridurre le zampe di gallina.
Trapianto di capelli.
Interventi al naso (rinoplastica).
Revisione delle cicatrici e rimozione di piccoli difetti congeniti (nei e voglie), tatuaggi, tessuto di cicatrizzazione.
Resurfacing cutaneo (laser, peeling chimico del viso e microdermoabrasione).
Lifting del braccio (brachioplastica), che elimina le pieghe del braccio;
Aumento del volume del seno.
Riduzione della mammella (mastoplastica), che serve a ridurre il volume del seno.
Distensione della cute del seno (mastopessi), che serve a tonificare la cute della mammella.
Lifting dei glutei e delle cosce.
Impianti della gamba (polpaccio) e altri interventi per modellare le gambe.
Ricostruzione del prepuzio.
Liposuzione ovvero eliminazione del grasso in eccesso.
Riduzione volumetrica della mammella maschile (ginecomastia).
Ingrandimento del volume del pene e altri impianti.
Chirurgia transgender, che modifica l'estetica delle caratteristiche sessuali primarie e secondarie.
Distensione estetica della cute dell'addome flaccido (addominoplastica).
La pop star pluriritoccata, Michael Jackson
Nell'Italia del Cinquecento, erano alimentate dalle orrende mutilazioni provocate da mortali tenzoni cavalleresche, da nuove armi da fuoco e, soprattutto, dalla sifilide che distruggeva letteralmente le cartilagini, creando in volto un'orribile voragine.
«A chi manzava el naso a mezo el volto e a chi el membro» scrive un annalista bolognese, evocando, in una sola riga, tutto l'orrore delle mutilazioni provocate dal «mal francese» alla sua prima comparsa in Europa.
Ed è proprio sulla plastica nasale che si esercita l'eccezionale prodezza tecnica di quello che può essere considerato, a buon diritto, il primo chirurgo plastico della storia, Gaspare Tagliacozzo (1546-1599), lettore d'anatomia all'Università di Bologna, il cui metodo consisteva nel prelevare da altre parti del corpo lembi cutanei e sottocutanei per procedere poi al trapianto.
Sepolta per secoli, la pratica chirurgica ricostruttiva è destinata a fiorire, e forse non a caso, nel Nuovo mondo, nel primo Novecento.
Tra i primi a ricorrere alla rinoplastica, gli ebrei, i cui nasi denunciavano l'appartenenza etnica. Intenzionati ad assimilarsi nella società americana, finirono per affluire, sempre più numerosi, negli ambulatori dei chirurghi plastici, influenzando le mode e contribuendo a far accettare quella pratica, ancora rara e stigmatizzata, alla stessa gente a cui cercavano di assomigliare.
«Is a nose with a deviation such a crime against the nation», un naso con una deviazione è un crimine contro la nazione canta la Streisand in Fanny Girl.
Dopo i nasi, è la volta di altre parti del corpo, orecchie, forma degli occhi, colore della pelle. E, quindi, della chirurgia transgender.
È il trionfo della chirurgia plastica la cui storia conferma fino a che punto il corpo testimonia delle ideologie della differenza sessuale e razziale.
A partire dagli anni Settanta, il progresso delle tecniche chirurgiche, le scoperte di nuovi materiali, come il silicone, aprono un altro capitolo. Ogni parte immaginabile del corpo è suscettibile d'intervento: seno, occhi, naso, mento, mandibola, braccia, cosce, gambe, glutei, pancia, prepuzio.
I rituali estetici d'integrazione riguardano ora il modello estetico-culturale dominante: i clienti dei chirurghi, ai quali non è riconosciuto lo status di pazienti, vogliono cambiare i loro corpi per cambiare le loro vite.
Vogliono «passare» per più giovani, più forti, più magri, più erotici.
Personaggi come Michael Jackson, Cher, Pamela Anderson fanno scuola.
Negli anni Novanta l'offerta dei trattamenti è strabiliante.
Tra il 1994 e il 1996, il numero di interventi passa da 1 milione e 300 mila a 1,9 milioni. A raccontare, da allora, la travolgente crescita della chirurgia estetica basterebbero le vertiginose percentuali d'aumento delle «procedure» di mastoplastica additiva o di liposuzione, che riguardano ormai una buona percentuale di uomini.
Ma, ora, la corsa a plasmare e modificare i corpi sta suscitando in alcuni ambienti culturali e scientifici perplessità.
Si parla di «darwinismo cosmetico» e si prospetta l'inquietante scenario di un mondo affollato di uomini e donne con facce e corpi forgiati secondo gli imperiosi diktat della potente industria della bellezza e della moda, mentre settori del femminismo denunciano il machismo di certi modelli estetici e i fenomeni di insicurezza e di competitività tra donne di cui sono responsabili.
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